giovedì, 09 luglio 2009

1969

STORIA DI UN FAVOLOSO ANNO ROCK

DA ABBEY ROAD A WOODSTOCK

A cura di Riccardo Bertoncelli

Giunti 2009

1969giunti

Questione di punti di vista. E il 1969 è un anno di tanti punti di vista. Quello dei Beatles e di George Martin nella lavorazione - lampo e trionfale - di Abbey Road. Quello dei Rolling Stones che perdono Brian Jones e liberano le farfalle a Hyde Park. Quello di Miles Davis che "inventa" il jazz elettrico guardando all'Africa e alla psichedelia. Quello di Frank Zappa più ipertrofico che mai e autore di un Hot Rats amato da pubblico e critica (ma snobbato dallo stesso autore). Quello di Michelangelo Antonioni con i Pink Floyd nelle orecchie per Zabriskie Point. Quello di newcomers come Led Zeppelin, Santana, King Crimson, Crosby Stills Nash & Young, Mc5 e Nick Drake. Quello dei 500.000 di Woodstock tra fango, buone vibrazioni e l'inno americano stravolto da Jimi.

E il punto di vista degli autori, guidati da Riccardo Bertoncelli che nell'ottobre del 1969 pubblicava Blues Anytime, bollettino del fan club del leggendario John Mayall, e prima fanzine italiana. Autori che ripercorrono gli eventi cruciali di un anno cardine per la storia del rock, ma più in generale dello spettacolo e del costume, vista la. Dopo il magico 1967, l'anno in cui tutte le coscienze giovanili erano sintonizzate sul Sgt. Pepper e su Monterey nel caldo inebriante della Summer Of Love, dopo il transitorio 1968, il '69 riconduce all'unità tutti i segmenti del mondo artistico e culturale nato con la rivoluzione psichedelica.

E' un anno di grandi produzioni musicali ed eventi live, ma anche di inesorabili contraddizioni: Woodstock è l'apoteosi della musica vista come elemento basilare per la nuova società ma anche l'inizio di un declino dovuto al dilagare delle droghe e alla stardom di tanti musicisti; Bob Dylan si addentra nel country, i Beatles si sciolgono, Wight è l'ultimo grande festival, Charles Manson tinge di sangue e inquietudine la California acida e utopica. Un lungo racconto edito da Giunti, con le voci di diversi autori (segnaliamo gli ottimi Zanetti, Marziano e Grompi, tra gli altri), che contribuiscono a dare un'immagine celebrativa ma anche obiettiva di quell'annus mirabilis.

http://www.giunti.it

D.Z.

 
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martedì, 30 giugno 2009

 

TERRA IN BOCCA

Quando i Giganti sfidarono la mafia

 

Brunetto Salvarani - Odoardo Semellini

(Il Margine, 2009)

 

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Potenza dei pionieri. E' destino che la gloria per loro non sia immediata, ma si tratta solo di tempo. 38 anni dopo l'uscita del loro disco più sperimentale e rivoluzionario, i Giganti raccolgono finalmente il giusto tributo per l'atto di coraggio che espressero con Terra in bocca. Disco amato dai fans del progressivo italiano, seminale per un nuovo rock italiano che all'alba degli anni '70 cominciava a fare sul serio; disco difficile per i temi, una delicata vicenda di mafia, che costò al quartetto milanese la censura da parte dei "più realisti del re", costringendo il gruppo ad un rapido declino.

 

Eppure non erano soli, i Giganti, in quel 1971. Prima di loro Lucio Battisti, che diede vita al laboratorio di Amore e non amore addirittura nell'ottobre del '70 (per uscire poi nel luglio dell'anno successivo); poi i New Trolls del Concerto Grosso, gli Osanna di L'Uomo, Le Orme di Collage e il Rovescio della Medaglia della Bibbia. I primi vagiti del pop italiano, eppure per Mino Di Martino e compagni l'avventura fu decisamente più difficile. Sicuramente il concept non favoriva una gestione "tranquilla" da parte delle radio - che nello stesso momento favorivano fortemente gruppi come Orme e Delirium - ma è anche vero che la dimensione di "gruppo aperto", con la collaborazione creativa (a dir poco essenziale...) di Gianni Sassi ancor prima dell'avventura Cramps, dei Pleasure Machine (Tavolazzi-Tempera-Bandini) e di battitori liberi come Franco Battiato, rendeva di difficile accettazione un disco così lungimirante.

 

A maggior ragione una formazione che proveniva dal beat, benchè illuminato e "conservatore" come quello dei Giganti, doveva pagare questa "damnatio memoriae". E così fu, tuttavia quasi un quarantennio dopo due cultori attenti e sensibili come Brunetto Salvarani e Odoardo Semellini riescono a ricostruire letteralmente la storia del disco, dalla sua genesi allo scioglimento della formazione. In piena epoca di collane one record, one book, e dopo l'imperdibile lavoro su Anima Latina di Battisti (Renzo Stefanel per No Reply), i due giornalisti realizzano un lavoro encomiabile di ricerca e di approfondimento. Per l'occasione recuperano contributi illustri (Di Martino, Papes e Marsella, Don Ciotti, Battiato, Franco Fabbri e tanti altri), foto inedite e persino il cd in allegato. Un lavoro davvero eccellente, per riscoprire un tassello fondamentale della nuova musica italiana.

 

http://www.il-margine.it

 

D.Z.

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mercoledì, 03 giugno 2009
SULLE ORME DI LUCIO
Tre recenti pubblicazioni che approfondiscono in modo diverso il Mito Battistiano


Pensate sia semplice parlare di Lucio Battisti? E' stato scritto di tutto su di lui, verissimo, ma proprio per questo sono ancora pochi gli studi approfonditi, sensati, lontani da stereotipi insopportabili alla Red Ronnie o pallosissimi souvenir dei "favolofi anni feffanta" per dirla alla Gianni Minà, insomma dal pattume che gran parte del giornalismo musicale italiano ci propina. Ad esempio, qualche anno fa Gianfranco Salvatore propose un saggio notevole dal titolo Mogol-Battisti: l'alchimia del verso cantato, che resta un punto di riferimento imprescindibile per comprendere la grande rivoluzione battistiana. Sulla scia di questo saggio, tre recenti libri ci propongono diverse osservazioni, che completano un percorso saggistico e lanciano anche nuove prospettive di analisi.



SULLE CORDE DI LUCIO (Giunti, 2008) è quello più "nostalgico" ma l'approccio degli autori, Franz Di Cioccio e Riccardo Bertoncelli, è davvero intrigante: vestiti i panni di due ipotetici investigatori musicali, il musicista e il giornalista indagano tra le memorie di chi Battisti l'ha vissuto sul serio. Ecco che l'interrogatorio rivolto ai vari Roby Matano, Pietruccio Montalbetti, Alberto Radius, Caesar Monti, Valter Patergnani ed altri si rivela una formidabile fonte di informazioni. Ad emergere in modo netto non è solo il genio musicale di Lucio o le costruzioni verbali di Mogol, ma l'industria discografica italiana dagli anni '60, con tutti i riti di passaggio, le abitudini e i tabù, ma anche le grandi rivoluzioni, sia contenutistiche che tecnologiche. Non è un caso che Di Cioccio ne sia uno dei più accreditati protagonisti, da batterista di Battisti nei classici dell'era Ricordi a motore (mobile e pulsante...) della PFM in casa Numero Uno. Un volume davvero piacevole, ironico e rinfrescante, che scorre sull'onda del ricordo senza risultare stucchevole.
http://www.giunti.it


Più didascalico ma imprescindibile dal profilo analitico (sia nella valutazione musicale che nei dettagli discografici), PENSIERI E PAROLE - LUCIO BATTISTI: UNA DISCOGRAFIA COMMENTATA (Coniglio Editore, 2008) è una delle classiche guide della Coniglio per addentrarsi e orientarsi nell'oceano delle pubblicazioni battistiane. Il pregio di Luciano Ceri è nella padronanza in materia: una preparazione che soddisferà sia i collezionisti più assatanati che i neofiti, visto che la vicenda discografica di Lucio è narrata disco per disco con ampio uso di testimonianze di amici, colleghi e co-protagonisti, dai tecnici del suono ai musicisti. L'autore riesce con acume a spiegare i momenti di passaggio tra un lavoro e l'altro: condizione essenziale per capire tutta l'opera battistiana, viste le notevoli differenze tra gli album, e questo fa sì che il libro chiarisca momenti cardine come la nascita di Amore e non amore o il passaggio da E già a Don Giovanni, con la scoperta della nuova strumentazione elettronica. Un ottimo testo, divulgativo ed efficace.
http://www.coniglioeditore.it


Chiudiamo con uno dei migliori saggi musicali degli ultimi tempi, perfetto esempio di sintesi tra esigenze di divulgazione immediata, studio e reportage. Parliamo di ANIMA LATINA (No Reply, 2009), ennesima pubblicazione per la collana Tracks, dedicata agli approfondimenti su singoli dischi. E probabilmente, non c'è disco battistiano più misterioso e di culto - perfettamente adatto ad un'indagine - di Anima Latina, uscito nel 1974 in un periodo di grandi mutamenti nell'ambiente di Lucio e Mogol. Renzo Stefanel (occupatosi di recente della prima fase battistiana  in un testo di Arcana) ha compiuto un lavoro formidabile, raccontando nei minimi dettagli genesi, svolgimento e risultati di un disco, di singoli pezzi, di uno spaccato d'epoca. Questo album è il più complesso degli anni '70 di Lucio, figlio di un autore che guardava al nuovo rock e alla musica sudamericana, all'elettronica e al progressive; un lp mai raccontato nei particolari, e arricchito dalle testimonianze preziose (e inedite) di tutti i protagonisti, presenti (da Mogol a Claudio Pascoli passando per Renato Marengo) e assenti (Giampiero Reverberi, ma sarà lui lo Gneo Pompeo alle tastiere?). Un eccellente lavoro, che fa luce su un periodo interessantissimo, anche della storia della musica e del costume italiano.
http://www.noreply.it

D.Z.
mercoledì, 20 maggio 2009
Premiata Forneria Marconi. 1971-2006.
35 anni di rock immaginifico
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di Donato Zoppo

Editori Riuniti


Immaginifico è proprio la parola adatta per affrescare un periodo storico, quello che viene definito rock progressivo, perchè svela e rivela la possibilità illimitata che caratterizza un genere, la possibilità assoluta di poter creare e mettere in musica ogni momento dell'esistenza. Una dimensione interiore.
Immaginifica è anche la storia della band italiana più famosa al mondo, la PFM puntualmente raccontata da Donato Zoppo in Premiata Forneria Marconi. 1971-2006. 35 anni di rock immaginifico. Appunto!
Ogni capitolo è rappresentato da un disco che possiamo solo ascoltare, ma la fresca e dinamica narrazione ci comunica qualcosa di più. Il tempo, le dinamiche, i nodi non solo quelli della band, ma sono innervati e animati dalla storia di un cambiamento, quello della musica che guarda all'Inghilterra, che condensa mutazioni generazionali e antropologiche di gusto, di costumi e di italiani.
Facile a dirsi, ma il dipanare è arduo e la lettura scorrevole per il pregio della sua composizione. La PFM è una forza che si compone sempre di nuovo, è la storia di una ricerca, di tentativi ed errori, di volontà e capacità espressiva che va da I Quelli degli anni 60' ad oggi e che troppo spesso bisognano di etichette. Questi episodi chiave nella vita della band sono stati affrontati con piglio sincero e analitico dall'autore. Non esistono eventi in sé, chiusi e avulsi dal tempo, ma solo intuizioni e forze che il gruppo in tutte le sue dinamiche hanno generato e realizzato ed ora sono un libro denso e costruito con proprietà.
I riferimenti bibliografici sono una conferma che la documentazione è tangibile, ma non basta, serve la passione e la capacità di tirare fuori dalla massa solo ciò che serve. I testi e le opere da Storia di un minuto a Dracula sono approfonditi e senza pedanteria stilistica.
Questi 35 ani di rock immaginifico compongono un romanzo fantastico e stimolante nell'animo del lettore al quale rimane la voglia ascoltare e l'amarezza di non poter arrivare ai giorni nostri. Siamo nel 2009 e la PFM ha continuato ha dimostrare la sua voglia di rock, l'editoria purtroppo non ha dimostrato di voler aggiornare l'edizione. Peccato perchè la penna di Zoppo è efficace, fresca e puntuale.
Preziosi i camei introduttivi di Mauro Pagani, Vincenzo Incenzo e Greg Lake.

Francesca Grispello

pfm donato zoppo
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martedì, 05 maggio 2009

FRAGILE

LA STORIA DEGLI YES

CHRIS WELCH

Trad. Stefano Pogelli

STAMPA ALTERNATIVA, 2009

 

A differenza di Genesis e Pink Floyd, che hanno sempre ricevuto notevoli attenzioni editoriali in Italia (vedi i recenti testi Arcana), gli Yes non sono mai stati oggetto di studi approfonditi nel nostro paese. Si ricorda un solo libro, scritto da Paolo Battigelli con Armando Gallo nel 1985, nel pieno della Rabin-era, che vedeva gli Yes di nuovo in auge grazie al rinnovato pop-rock di 90125. Ma erano altri tempi, il mito del rock anni '70 era ancora fresco, l'agiografia un passaggio immediato e naturale, e anche lo stato delle conoscenze e il know-how decisamente più superficiale e "ideologico" rispetto ad oggi. Attesissimo dagli Yes-fans nostrani, arriva finalmente Fragile(titolo originale Close To The Edge), la biografia della band inglese scritta da Chris Welch. Il libro fa parte della collana Rock People diretta da Gianfranco Salvatore, che si è distinta per la traduzione della biografia di Keith Emerson e per il pregevole lavoro di analisi su The Wall.

Storica firma del Melody Maker, Chris Welch ha avuto l’onore di seguire in prima persona la nascita e l’affermazione degli Yes: è un testimone di prim’ordine, ha avuto accesso ad archivi personali, ha raccolto dichiarazioni inedite e spesso spiazzanti, talvolta profonde e strettamente intime. Welch è una penna autorevole e le sue numerose rock-biographies (McCartney, Cream, Led Zeppelin, Pink Floyd etc.) sono testi-base per la ricostruzione della storia del rock: l’autore contestualizza la vicenda di Jon Anderson e soci dalla Swingin’ London di metà anni ’60 al Full Circle Tour del 2003, dagli esordi a suon di ambiziose cover ai tour titanici, dalle difficoltà di fine Seventies alle varie reunion, mostrando il costante spirito positivo della Yes Family ma anche le meschinità di tanti meccanismi del business. La genesi di album imprescindibili come Fragile o 90125 è resa in modo impeccabile, così come il parto - controverso, sdegnosamente aborrito da tutti gli Yes - di Union, che non fa onore ad un gruppo dallo spirito così positivo e umanista.

L’aver vissuto personalmente gli eventi della band è un vantaggio ma anche un limite: se l’autore da una parte spiega le dinamiche di passaggi trionfali come la nascita dell’art rock e la rinascita con Owner Of A Lonely Heart, dall’altra non risparmia toni enfatici e celebrativi; inoltre non è esente dai vizi di tanti biografi rock, ovvero la mancanza di bibliografia e uno scarso approfondimento musicale, elementi che gioverebbero alla comprensione di brani importanti quali South Side Of The Sky, The Gates Of Delirium o Awaken. Welch riesce benissimo nel consegnare al lettore moderno il significato profondo di quello che Michael Tait (storico roadie della band) chiama "trattamento alla Yes", ovvero un suono unico, inconfondibile, mai scomparso. Perchè figlio di uno spirito e di un'attitudine che Chris Squire e Alan White (tuttora i membri più presenti nella Yes Family) hanno sempre custodito.

Viene anche naturale lanciare dei paragoni con scrittori nostrani come Mario Giammetti, tanto per citare quello più attivo nel campo del progressive: se Welch trionfa nel fornire al lettore un quadro anche psicologico e umano dei singoli Yes, non è in grado, a differenza dell'ottimo Giammetti, di approfondire l'elemento che più interessa: il suono, la composizione, la musica. E trattandosi di una band come questa, e non dei Take That o di Giusy Ferreri, non è affatto un peccato veniale. Album come Close To The Edge e Yessongs sono l’essenza dello spirito progressive, che Welch individua nella storia della band, nella genesi dei singoli dischi, negli "usi e costumi" di musicisti e ascoltatori, come sottolinea anche Stefano Pogelli nella postfazione. E nel mettere in mostra i caratteri dei singoli membri, evidenzia il segreto della formula Yes, quella "grande festa mascherata" (per citare l’ottimo Pogelli) in cui il rock sfida il jazz, omaggia la classica e sfrutta l’elettronica, tra testi mistici e visioni fantascientifiche.

 

http://www.stampalternativa.it

 

Donato Zoppo

copj13
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lunedì, 04 maggio 2009

SINFONIA GASTRONOMICA
Musica, eros e cucina
di
Roberto Iovino
e
 Ileana Mattion
Viennepierre Edizioni


Dimmi come mangi e ti dirò chi sei e in che epoca vivi. Dal triclino al fast food, dai caffè al palco dell'opera, dal ristorante alla tavola di casa.
Sono molti gli aspetti da considerare nella nostra società e nel momento in cui vogliamo orientare il nostro sguardo sulle parti che compongono l'uomo, non è da poco trovarne uno, quel filo rosso che intesse il cibomusica.
Quando il cibo e l'atto del mangiare smettono di essere semplice nutrimento, e divengono un momento carico di significati che va dai greci ai giorni nostri, allora nasce Sinfonia Gastronomica. Musica, eros e cucina di Roberto Iovino e Ileana Mattion. Una guida, concepita come una sinfonia, capace di orientare agilmente le papille gustative e le orecchie con ironia e serietà
I capitoli sono divisi in cinque tempi, dallo sciopero dei musicisti del mondo antico ai giorni nostri, scopriremo i galatei del tempo, l'eccesso di un pasto con spettacoli di vera e propria architettura musicale, ci meraviglieremo di come la scoperta del caffè ha inaugurato una nuova epoca di costumi aperta dai caffè-concerto e delle follie culinarie dei futuristi.
Come imbandivano le tavole Mozart, Bach, Rossini, Paganini, Puccini... e quanto nelle loro opere c'è del cibo.
Ricette fantastiche e riferimenti bibliografici importanti.
Un vero e proprio libretto operistico e culinario che ci fa anche riflettere su quanto poco tempo dedichiamo al nostro nutrimento fisico e spirituale. In conclusione un consiglio di Gioacchino Rossini: Mangiare e amare, cantare e digerire: questi sono in verità i quattro atti di questa opera buffa che si chiama vita e che svanisce come la schiuma di champagne. Chi la lascia fuggire senza averne goduto è un pazzo.


Francesca Grispello

Sinfonia Gastronomica
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